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Parco Naturale Monte San Giorgio

Piossasco e la sua storia sono indissolubilmente legati al Monte che lo protegge e ai piedi del quale il comune si sviluppa.
La maggior parte dei suoi abitanti mantiene un legame affettivo con il Monte, luogo dei giochi e dei misteri dell’infanzia e nelle cui acque del torrente molti hanno imparato a nuotare.

Il massiccio del Monte San Giorgio si trova all’imboccatura della Val Sangone ed è un’entità di notevole rilievo paesaggistico. Con i suoi 837 m d’altezza si presenta come una boscosa montagna sovrastante la pianura dei comuni si Piossasco, Sangano e Bruino, che cattura e colpisce l’occhio di chi viaggia da Torino verso il pinerolese.

Il territorio del Parco, totalmente di pertinenza del comune di Piossasco, si estende per circa 400 ettari tra i 300 e gli 837 m d’altitudine e rappresenta la propaggine più avanzata della catena alpina verso la pianura torinese, offrendo nelle giornate terse una vista incomparabile sul panorama circostante: dalle Alpi Marittime al Cervino, dalla Mole Antonelliana alla Basilica di Superga.

Una particolarità del Monte San Giorgio è l’aspetto climatico. I versanti ripidi della montagna riparano infatti la città di Piossasco dai freddi venti alpini, mitigando le temperature e creando un microclima peculiare: si parla di “oasi xerotermica” (da xeros = secco), con clima caldo e asciutto, caratterizzata da una bassa piovosità estiva, che dà origine alla presenza di specie vegetali e animali tipiche della macchia mediterranea. Per questo, sul versante sud-ovest del Monte vivono piante come l’ulivo, la vite, il leccio e la roverella che per il loro sviluppo hanno bisogno di temperature invernali miti e climi caldo-secchi. Assai diverso si presenta l’ambiente nei versanti ad est, che si affacciano su Sangano, il cui clima fresco e umido ha favorito lo sviluppo dei boschi di faggio, castagno, rovere e nocciolo.

Altra particolarità è la forte presenza sui ripidi pendii del pino nero, introdotto con piani di rimboschimento artificiale iniziati già nel 1930 e compromessi seriamente dal disastroso incendio del febbraio 1999.

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